Ástarpungar – Frittelle dolci islandesi

Amici miei, oggi si viaggia, e lo facciamo insieme alla nostra carissima amica de Carolina va in città che oggi ci fa volare fino a Reykjavik, capitale della bella Islanda.

L’Islanda è un’isola che dal punto di vista geografico vanta della formazione geologica più giovane della terra, creatasi infatti solo 25 milioni di annai fa dal letto dell’Oceano Atlantico. Seppur di pochissimi gradi, l’Islanda si trova al di sotto del Circolo Polare Artico e, quindi, l’isola non ne fa parte. Con una densità di popolazione molto bassa, è la natura la vera protagonista di queste terre, ricche di cascate, pozze termali, ghiacciai e fiordi…. eccezione fatta per le pecore!

 

Lo sai che in Islanda non esistono i cognomi così come li intendiamo noi? Si utilizzano piuttosto i patronimici, residuo della cultura vichinga, ottenuti unendo il nome del padre a un suffisso finale diverso per i maschi (son) e le femmine (dòttir). Proprio per questo, in una famiglia è possibile trovare un cognome diverso tra fratello e sorella.

Secondo il rapporto Mondiale della Felicità (classifica redatta dal Sustainable Development Solutions Network dell’ONU), l’Islanda è il terzo paese più felice al mondo dopo Danimarca e Svizzera.

Di aurore boreali, sole di mezzanotte, natura incontaminata, e tante altre curiosità sull’Islanda, ce ne parla Carolina, e vi consiglio di leggere anche questi suoi articoli:

Io invece vi porto in cucina e vi faccio provare una delle ricette più diffusa ed amata in tutta l’isola: gli ástarpungar.

Fac simile alle nostre frittelle di carnevale, gli ástarpungar hanno dimensioni maggiori e sono arricchite dall’aggiunta di uva sultanina. A queste dolce molto apprezzato, soprattutto dai giovani, è legata una singolare leggenda…. vuoi sapere di cosa parla? Beh, non ti resta che proseguire la lettura oltre la ricetta!

Prima di passare a dosaggi ed ingredienti, devo fare un piccolissimo appunto: la ricetta originale prevede l’utilizzo del latte vaccino che, per motivi personali di allergie, non posso utilizzare nelle mie preparazioni. La ricetta è stata quindi adattata alle esigenze personali, ma accanto ad ogni ingrediente cambiato, riporto l’originale così come la tradizione islandese vuole.

Dalla ricetta tradizionale islandese, alla mia personale rivisitazione, per renderla una ricetta senza glutine e senza latte, adatta quindi a tutti coloro che hanno problemi di allergie alimentari verso questi alimenti.

Ástarpungar – Frittelle dolci islandesi

Ingredienti

  • 4 bicchieri di farina di riso (ricetta originale: farina 0)
  • 1 bicchiere di zucchero
  • 4 cucchiai da tè di lievito in polvere per dolci
  • 2 uova di media grandezza
  • 1+1/2 bicchiere di latte di riso (ricetta originale: latte intero)
  • uva sultanina q.b.
  • essenza di vaniglia
  • olio di semi di arachide q.b.
  • zucchero a velo per decorare

Come unità di misura utilizzato: un bicchiere di plastica

Procedimento

  1. In una ciotola mescolare le uova con il latte, quindi unire poca alla volta la farina mescolando bene con una frusta a mano per evitare la formazione di grumi.
  2. Unire al composto lo zucchero, il lievito, l’essenza di vaniglia e, in ultima, l’uva sultanina.
  3. Il composto deve risultare cremoso e denso, da raccogliere con un cucchiaio.
  4. In una padella ampia portare a temperatura l’olio di arachide.
  5. Ricavare delle palline utilizzando due cucchiai, e facendo ricadere ogni pallina direttamente nell’olio caldo.
  6. Quando le frittelle avranno assunto un bel colore bruno da ambo i lati, disporle su un piatto con della carta da cucina assorbente per eliminare l’olio in eccesso.
  7. Servire calde o fredde, decorate con dello zucchero a velo.

Ástarpungar – Frittelle dolci islandesi

La leggenda degli ástarpungar:

Si narra che in tempi lontani un islandese avesse preso in moglie una donna molto ma molto bella, e piuttosto libertina! Una sera il marito la sorprese con un amante e, accecato dalla gelosia, decise di vendicarsi. Il giorno seguente si recò a casa del rivale, lo uccise e lo privò dei testicoli. Una volta rientrato a casa li avvolse in una pastella dolce, li fece friggere e li servì all’ignara moglie.

Il significato letterale di  ástarpungar è proprio “palle dell’amante”.

La cucina islandese:

La cucina islandese (Íslenska matarfræði) è stata penalizzata da un lungo isolamento, durato molti anni, e dal clima rigido, poco adatto all’agricoltura. Gli elementi principali sono l’agnello, il pesce, e le patate; pietanze che hanno costituito, per molti secoli, l’unico alimento per gli abitanti dell’isola. Nonostante le poche risorse a disposizione, l’Islanda è riuscita a creare una gastronomia molto particolare.

Sebbene l’agricoltura si limita ad una modesta produzione di patate, si sfrutta molto la produzione di muschio.

L’allevamento ovino è piuttosto diffuso, meno quello bovino, ma è la pesca la principale fonte di approvvigionamento per la popolazione, grazie a mari tra i più pescosi al mondo, e a una flotta modernissima. Si pesca principalemente merluzzo, aringhe, e il mallotto, ma si trovano anche gamberi, aragoste, salmoni, halibut, e pesce persico d’oceano. Qui la caccia alle balene è stata riaperta nel 2015, il consumo permesso ma fortemente regolamentato e limitato.

Uno dei simboli culinari dell’isola è l’Hákarl, ovvero lo squalo fermentato, lasciato macerare (fermentare) per mesi (dai 3 ai 6 mesi) sotto terra (una fossa scavata nella spiaggia ghiaiosa, poi ricoperta da ciottoli in modo da formare una sorta di collinetta, sulla quale vengono poste infine delle pietre più pesanti che servono a pressare lo squalo) al fine di eliminare le tossine contenute nella carne, lasciando il posto al caratteristico odore di ammoniaca ed al gusto simile a del formaggio molto stagionato. Viene generalmente accompagnato dall’acquavite islandese, la Brennivín, bevanda ottenuta da patate e cardi dal soprannome non proprio rassicurante: la “morte nera”.

Pesce essiccato, marinature estreme, una cucina piuttosto particolare, caratterizzata da sapori forti e per il nostro palato forse un po’ difficili, tuttavia vale senz’altro la pena provare alcuni dei piatti tipici di questa meravigliosa isola; come lo Skyr, un formaggio a latte fermentato, simile al nostro yogurt, la cui origine viene fatta risalire addirittura ai Vichinghi. Si consuma spesso dolce, con aggiunta di panna e zucchero, alla fine dei pranzi familiari.

Un altro piatto che merita di esser provato è il baccalà dell’isola, tra i migliori al mondo!  Viene cucinato in genere in padella con il burro…. anche se si dice che il più goloso piatto islandese è quello composto dai fiskibollur: polpettine a base di merluzzo, uova e patate.

 


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8 Commenti

  1. Sabrina these dolci looks delicious !!

  2. L’Islanda è da sempre un mio sogno! Golosissime queste frittelle che proprio non conoscevo. Un post veramente interessante! Buona serata

  3. Mi ero persa questo post! Molto interessante e quelle frittelle…..favolose ^_^
    Un bacio

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